mercoledì 3 dicembre 2014

¡NI UNA MÀS! NON UNA IN PIÙ!



La violenza subita dalle donne è una delle violazioni dei Diritti Umani più diffuse che nega il diritto delle donne all'uguaglianza, alla dignità, all'autostima, alla sicurezza e al loro diritto di godere delle libertà fondamentali.
Se ancora oggi abbiamo una data per ricordare la violenza fatta alle donne, vuol dire che abbiamo ancora tanta strada da percorrere, vuol dire che molto resta ancora da fare, con più forza, con più determinazione, con l’azione vigile di tutti.
Il rapporto Eures, pubblicato alcuni giorni fa, parla chiaro: i femminicidi sono aumentati, il 2013 è stato un anno nero, 179 donne uccise, in pratica una vittima ogni due giorni.
Un bollettino di guerra.
























martedì 25 novembre 2014

25 NOVEMBRE, LE DONNE DI PALMA CAMPANIA CONTRO IL FEMMINICIDIO




Il 25 novembre si è tenuto nella sala teatrale comunale la manifestazione contro il femminicidio“Ni una más”/ “Non una di più, per sollecitare le autorità competenti a promuovere le strategie necessarie a sostegno della lotta contro la violenza di genere: centri di ascolto, sostegno alla genitorialità, case famiglia, educazione all’affettività, come ha illustrato nell’introduzione alla serata la prof.ssa Buonagura. La manifestazione è stata organizzata dal Gruppo Noi Siamo Innocenti, il Laboratorio Teatrale Gulliver, il Gruppo Archeologico Terra di Palma e la partecipazione del Centro Sociale Anni d’Argento, La FIDAPA e l’ARCI. Nell’antisala del teatro sono stati appesi alle pareti abiti con alla base scarpe rosse, gli abiti rimasti negli armadi, che nessuna donna indosserà più, simulacri che chiedono giustizia. All’ingresso, le giovani studentesse dell’Istituto Alberghiero di Nola,Galileo, accompagnate dalle docenti, hanno distribuito agli intervenuti un fiore rosso, simbolo della lotta contro il femminicidio. La manifestazione si è svolta sotto forma di rappresentazione con le allieve e la direttrice del Laboratorio Teatrale Gulliver, Gabriella Maiello, che si sono alternate nella recitazione di monologhi di Serena Dandini ed inediti della prof.ssa Michela Buonagura, e la poesia Io conto i passi della stessa, sulla scena illuminata soltanto dai ceri, in memoria di tutte le donne uccise, tenendo sospeso il teatro per la carica drammatica dei brani.
Il clou si è raggiunto con la proiezione del corto Forbici, che ha catalizzato le emozioni del pubblico.
La graphicnovel, che fa parte del film partecipato di Antonietta De Lillo “Oggi insieme, domani anche” per la Marechiaro film, ha riscosso grande successo e conquistato numerosi premi a livello internazionale, tra cui la menzione speciale “Nastri d’argento” e il “Premio Amnesty”.
La grafica, per la tecnica usata, ricorda La linea di Osvaldo Cavandoli per la pubblicità Lagostina, ma le linee di Forbici si vestono dei colori della violenza e della morte, il rosso e il nero, si caricano di un simbolismo tragico a ricostruire con ritmo incalzante il dramma, raggiungendo la spannung nella figura femminile che alza le braccia inorridita, come nell’Urlo di Munch, fino all’epilogo, con la pioggia di forbici che investe completamente la scena, in un ultimo grido rosso di sangue.
La filmaker, Maria Di Razza,intervistata dalla prof.ssa Buonagura, che da tempo l’aveva contattata, ha dichiarato commossa: “È molto importante per me stare qui stasera, è prendere contatto reale con il fatto drammatico che ha ispirato la mia creazione”.
La serata si è conclusa con la consegna della targa da parte del Sindaco, con la quale si è espressa la gratitudine delle donne palmesi per l’impegno dell’artista contro la violenza maschile.

Marilena Nappi

martedì 11 novembre 2014

FEMMINICIDIO: ALESSANDRA E UNA MORTE DIMENTICATA di CARMELA CASSESE

foto for


NAPOLI - Alessandra Sorrentino morì più o meno due anni fa, a Palma Campania, una notte di inizio estate. Era giovane, madre di due bimbi, e fu uccisa con una paio di forbici dal marito. Una morte efferata, ricordata con sentimento e dolore con un evento tenutosi nel teatro comunale di Palma, nato dalla collaborazione delle donne di varie associazioni presenti sul territorio. Una manifestazione che ha avuto come scopo quello di “purificare”- come dichiara l’organizzatrice Michela Buonagura- una giovane 26enne vittima di un uomo, ma anche delle chiacchiere di paese.
«Io non conoscevo Alessandra, – dice Michela Buonagura – ma ho partecipato ai suoi funerali, come tanti altri, come sempre accade quando un paese viene colpito da un fatto tragico.  Quei funerali sono rimasti impressi nella mia mente, un ricordo indelebile. Solo donne, solo donne con i visi afflitti e lo sdegno negli occhi; gli uomini si potevano contare sulle dita di una mano. Gli uomini erano fuori, come se il fatto non li riguardasse o come se con la loro assenza giustificassero l’azione.
Per Alessandra non c’è stata nessuna fiaccolata, come di solito si fa in queste occasioni. Per Alessandra si sono accese “le malelingue” e così Alessandra è stata uccisa due volte, con la stessa arma, le forbici, quelle reali e quelle metaforiche. Tutto questo è inaccettabile. La violenza non va giustificata, mai. Il mio è stato un invito alla riflessione, un invito ad agire con responsabilità non solo nei riguardi di chi amiamo ma di tutti, perché la nostra umanità non si ferma alla porta di casa, anche il fuori ci appartiene e ne siamo responsabili, con i nostri gesti e le nostre parole, perché tutto ciò che accade agli altri potrebbe accadere anche a noi».
La serata, intervallata dalla lettura di monologhi, scritti da Michela Buonagura, ha “mantenuto  in vita” con un pensiero anche altre donne, abusate, torturate, violentate: morte. Dalla sposa bambina impiccata per aver ucciso il suo violentatore, promesso sposo, a Fortuna, piccola bimba precipitata dalla finestra del suo palazzo.  Presente all’iniziativa anche la regista Maria Di Razza, che ha introdotto la proiezione del suo pluripremiato corto “Forbici”, un lavoro che in pochi minuti racconta la tragedia della ragazza Palmese. «Il corto –dichiara l’autrice – ha, del tutto inaspettatamente, riscosso un successo e un interesse al di là di ogni più rosea previsione, partecipando finora a 65 Festival in 4 continenti portando a casa 8 premi, fino alla menzione speciale ai “Nastri d’Argento”, il segno tangibile dell’emergenza sociale che la tematica rappresenta. Il maggiore successo lo ha riscosso in Sud America con una dozzina di Festival e 2 premi, poi in India e anche in un Festival africano, il che lascia ancor più riflettere. Certamente un lavoro cinematografico non può avere la pretesa di proporsi come panacea del malessere sociale che il fenomeno del femminicidio sta generando, ma il cinema può dare un contributo alla campagna di sensibilizzazione che si sta mettendo in atto».

                                                                                                                                                                                                                                                                                 di Carmela Cassese

  da Comunicare il sociale

giovedì 6 novembre 2014

NON SENTIRTI SEMPRE IN COLPA





Svelate le caratteristiche e le tecniche degli astuti manipolatori. I punti deboli della vittima. Per non cadere nella trappola
Sottili ricatti morali a volte condizionano la vita.
Il ricatto morale e' una forma di manipolazione che puo' essere usata per ottenere cio' che si vuole dalle persone vicine e di cui si conoscono i punti deboli.
Un esempio? Eccolo: "Ho detto a mio marito che avrei seguito un corso, una sera a settimana e lui ha reagito in quel suo modo tranquillo. "Fai quello che vuoi, tanto lo fai sempre" mi ha detto "ma non credere che staro' qui ad aspettare che tu torni a casa. Io sono sempre a tua disposizione; perche' tu non lo sei mai?"
Sapevo che il suo ragionamento era privo di senso, eppure mi sono sentita cosi' egoista da farmi restituire i soldi del corso". + proprio con questo esempio che inizia un recente volume sul ricatto morale scritto dalle psicologhe americane Susan Forward e di Donna Frazier, dal titolo "Il senso di colpa" (Corbaccio Ed.).
Nel ricatto morale c' e' , implicita, la minaccia di punizione, diretta o indiretta. Invece di valutare con lealta' il motivo del disaccordo, il manipolatore sfrutta i sentimenti, le paure, il senso del dovere o di colpa dell' altro.
Il ricattatore non e' una persona malvagia, che si alza pensando chi puo' tormentare. Al contrario, egli si considera benevolo e affettuoso: il cattivo, l' ingrato non e' lui, ma il suo capro espiatorio che spesso ama di un amore soffocante.
Un primo passo per uscire da questo impasse consiste nel riflettere sulle strategie che il manipolatore utilizza.
Vediamole.
ribaltare. Il manipolatore ribalta i termini del conflitto e colui che chiedeva spiegazioni viene accusato di insinuare cose non vere e di essere la causa di disaccordo.
indebolire. La vittima (che non esaudisce i desideri) viene definita tout - court malato, pazzo, isterico. Si cerca di indebolire la fiducia della vittima in se stessa, per ottenere obbedienza. Se, ad esempio, si tratta di una coppia, il manipolatore potra' elencare tutti gli eventi negativi vissuti insieme, attribuendoli esclusivamente ai problemi emotivi dell' altro.
nascondere. Un' altra condizione patologica si verifica in quelle famiglie che custodiscono segreti di abuso infantile, alcolismo, suicidi, ecc. e che decidono tacitamente di tenere nascosto cio' che e' accaduto. Se un familiare, invece, ne parla, gli altri possono marchiarlo come mitomane, bugiardo, distruttore di famiglie.
cercare complici. Se la "vittima", non collabora, il manipolatore puo' cercare degli alleati tra familiari, amici, religiosi. Confrontare. Perche' non riesci a essere come... Parole che fanno da pungolo emotivo che puo' centrare il bersaglio. La trappola funziona quando si cede al ricattatore per dimostrargli che si e' sbagliato.
COSA RENDE FRAGILI: I PUNTI DEBOLI DELLA VITTIMA
 Il manipolatore ha successo soltanto se trova, nell' altro, la vittima, dei punti deboli.
Vediamo quali posso essere.
* Un bisogno eccessivo di approvazione. Non c' e' nulla di male nel desiderare l' approvazione, o nel chiederla alla persona che ti sta vicino; ma quando l' approvazione diventa una droga da assumere in dosi costanti, e' facile essere manipolati.
* Un grande timore dei conflitti. Chi non tollera la minima divergenza si affretta a fare e a ottenere immediatamente la pace evitando qualsiasi chiarimento. Preferisce cedere su tutto pur di non litigare.
* La sindrome di Atlante. Come il mitico Atlante che portava il mondo sulle spalle, alcuni tendono ad assumersi non soltanto le proprie responsabilita' , ma anche quelle degli altri. Facendosi pero' sistematicamente carico del benessere, delle scelte e delle decisioni degli altri (per es. dei componenti la famiglia), si finisce per essere individuati come la fonte principale dei malesseri e delle insoddisfazioni di cui in realta' non si e' per nulla responsabili.
* Scarsa fiducia nelle proprie capacita' . + facile lasciarsi ferire da critiche ingiuste quando si e' insicuri, specialmente se le critiche provengono da persone autorevoli e che stimiamo; ma se non si ha fiducia in se stessi si puo' finire per fare cose che non si vorrebbero fare, soltanto per compiacere gli altri.
COSI' CI SI DIFENDE
Per non cadere nella trappola Ecco alcune strategie per difendersi dai ricatti morali degli esperti manipolatori.
* Non stare sulle difensive. Alcuni ottengono cio' che vogliono urlando, facendo il muso, facendo la vittima, accusando, minacciando. La tendenza e' quella di difendersi, ma si rischia di versare benzina sul fuoco. Meglio cambiare copione e dire: Mi spiace che sia irritato; non capisco come tu possa vederla cosi' ; in questo modo non risolvi nulla; ne riparleremo con piu' calma.
 * Trasforma il ricattatore in alleato. Quando non sembrano esserci vie d' uscita, si puo' tentare di coinvolgere l' altro nella soluzione del problema. Chiedendogli un consiglio, un' informazione o uno sforzo di immaginazione lo si puo' indurre a guardare la questione con occhi diversi: Puoi aiutarmi a capire; perche' e' cosi' importante per te? puoi darmi qualche suggerimento per risolvere questo problema? puoi aiutarmi a capire perche' la cosa ti irrita tanto? mi chiedo che cosa accadrebbe se; crchiamo di pensare ad una soluzione che possa andare bene per entrambi.
* Usa un po' d' umorismo. In una relazione positiva, l' umorismo e' uno strumento efficace per mostrare all' altro come ci appaiono i suoi comportamenti. L' ironia fa apprezzare la compagnia e lega le persone; inoltre ha un immediato effetto rilassante, abbassa la pressione e puo' raffreddare subito un incontro che sembra difficile.
Oliverio Ferraris Anna  - dal Corriere della Sera -

mercoledì 29 ottobre 2014

TERNI, UCCIDE LA MOGLIE A COLTELLATE



Massacrata a coltellate dal marito geloso mentre i figli di due e sette anni dormono nella stanza accanto. L’ennesimo caso di omicidio in famiglia è accaduto a Terni, nell’immediata periferia della città, dove Laura Livi, consulente legale 36enne è stata uccisa nella notte di martedì da Franco Sorgenti nella casa dove la coppia viveva insieme ai due figli. L’uomo, un pensionato di 66 anni, dopo aver aggredito la moglie, si è consegnato agli agenti del carcere cittadino.
“Ho ucciso mia moglie”, sono state le prime parole che ha pronunciato alla polizia penitenziaria per costituirsi. Durante l’omicidio nell’abitazione c’erano anche i due figli della coppia che però in quel momento dormivano e non si sarebbero accorti di nulla. Ancora da chiarire le ragioni del gesto ma secondo una prima indagine dei carabinieri, l’omicidio sarebbe avvenuto nel corso di una lite, probabilmente iniziata a causa della forte gelosia di lui. Sembra inoltre che il loro rapporto non era visto di buon occhio dalla famiglia di lei, data la forte differenza di età. L’uomo avrebbe anche chiuso nella loro stanza i figli, prima di colpire la moglie con due coltellate all’addome. L’uomo si trova ora in carcere in stato di arresto per omicidio volontario.

domenica 26 ottobre 2014

“SE MI DICE NO L’AMMAZZO…”


 

CATANIA - “Se mi dice no l’ammazzo…“. Il destino di Veronica Valenti, catanese di 30 anni, era già scritto prima ancora di quell’incontro mortale col suo ex. L’ha accoltellata sotto casa, domenica sera, perché lei non era disposta a tornare con lui. Gora Mbengue, senegalese di 27 anni, lo aveva deciso prima ancora di incontrarla: era uscito di casa armato di coltello, se non fosse stata sua non sarebbe stata di nessun altro.
E’ stato lui stesso a confessarlo spontaneamente alla polizia. L’aggressione, secondo quanto ricostruito, era dunque prevista e per questo l’uomo è stato arrestato su disposizione della Procura per omicidio volontario premeditato. Un delitto che lascia senza fiato il padre della vittima, Giuseppe Valenti: “L’ha uccisa senza pietà”.
E il dolore aumenta quando ricorda i “consigli inascoltati” dalla figlia: “Le avevo detto: ‘stai attenta’, e adesso è finita come è finita…”. Valenti spera “in una telefonata del governo, del ministro dell’Interno, Angelino Alfano”, perché, sottolinea “Valentina era una brava ragazza e tutti lo devono sapere”. Ma soprattutto affinché “non si ripeta: i papà e le mamme stiano attenti alle loro figlie…”. “Non sono razzista – spiega – ho una figlia che vive negli Usa sposata con un militare di colore, ma questi che arrivano in Italia hanno altri usi, altre religioni e diversi modi pensare“. In passato c’erano stati momenti di tensione “segnalati alle Istituzioni, ma non denunciati” e adesso “mia figlia è morta”. “Ringrazia la polizia che ha arrestato” l’assassino, e adesso chiede “giustizia”. Anche se alla domanda se lo avesse davanti cosa gli direbbe”, Giuseppe Valenti risponde: “Non me lo fate dire…”
Gora Mbengue abita in via Tezzano, una zona frequentata da molti extracomunitari, vicino alla stazione ferroviaria di Catania. Domenica sera Veronica è andata ad incontrarlo per l’ultima volta, dopo le 22, con la sua auto, una Peugeot 107 nera, che aveva parcheggiato proprio davanti alla sua abitazione.
L’aveva conosciuto in una discoteca nel 2013 e dopo un anno e mezzo, tra alti e bassi, lei lo aveva lasciato. Una separazione che il senegalese non accettava. E questo era il tema dell’incontro chiarificatore di domenica sera. Lui è sceso in ciabatte e con un coltello. E’ entrato nella vettura e ha cominciato a discutere con la donna. Non accettava la fine della loro relazione e non ha accettato l’ennesimo no. Per questo l’ha colpita con violenza, numerose volte, proprio all’interno della sua auto.
Veronica è morta sul colpo, per le coltellate che hanno straziato il suo corpo che si è adagiato sullo sterzo. Lui è sceso dall’auto ed è fuggito, scalzo, lasciando sul posto ciabatte e coltello. La scena è stata notata da più testimoni che hanno chiamato la polizia.
Le indagini hanno preso subito la pista del delitto passionale: gli investigatori hanno ricostruito le ultime frequentazioni della vittima e sono risaliti all’ex fidanzato e alle liti che c’erano state tra i due per la volontà di lei di non riallacciare la relazione.
Sono scattati controlli e perquisizioni culminati con l’individuazione e la cattura di Mnengue, che è stato trovato in via del Plebiscito. L’uomo alla vista degli agenti di polizia non ha opposto resistenza, anzi, con spontanee dichiarazioni ha ammesso di essere l’autore del delitto. Una “magra consolazione” per il padre della giovane che non si dà pace: “L’avevo avvisata – ripete continuamente – ‘stai attenta Veronica’, e adesso lei è morta e io sono qui, senza di lei…”.